Dipendenza affettiva: la ricerca di calore

Durante le sedute di psicoterapia emerge spesso nelle persone che ascolto un importante bisogno di calore umano. Proprio quel calore che difficilmente si è sperimentato nel rapporto con un genitore in un passato lontano. La persona con dipendenza affettiva viene “agganciata” da un partner che, inizialmente, sazia quella fame di gesti di affetto, attenzioni, coccole e conferme di essere unica e speciale. Affida così ad un altro la responsabilità di riempire una mancanza rimasta a lungo insoddisfatta. Con il trascorrere del tempo, nutrito dalle lusinghe e da quel calore, il dipendente affettivo si prodiga per mantenere quella indispensabile fonte di tepore, sicuro di creare un credito in termini di affetto: si lancerebbe anche nelle fiamme dell’Inferno per non avvertire più quel freddo intollerabile. L’impegno intenso profuso nella relazione è di frequente motivo di distrazione dal proprio mondo di rapporti e di passioni: ogni energia viene spesa per controllare e rinforzare il legame e sollecitare la conferma del proprio valore. In nome di questo amore disfunzionale, si accettano briciole di tempo e di affetto, manipolazioni, umiliazioni e mortificazioni. Ci si adatta sempre un po’ di più nell’attesa che il partner si impegni a corrispondere all’ideale immaginato. Nella relazione si riattiva il copione del bambino (o della bambina) non visto, disposto a fare tutto il possibile per ottenere un po’ di calore. La parte adulta che risiede nella persona con dipendenza affettiva tenderà ad ignorare il bisogno e la fatica di quella parte bambina, così come è già accaduto in passato. Tuttavia, quel bambino (o bambina) potrà essere riscaldato solo dal fuoco che noi stessi saremo in grado di accendere.

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