Dipendenza affettiva e violenza di genere

Ogni giorno ascolto le storie di donne che vivono e sopportano abusi fisici e psicologici, che rimangono impigliate nelle trame di amori tossici, manipolatori e pericolosi.

Perchè non lasciano il loro carnefice? La risposta non è così scontata.
Mi occupo da diversi anni di dipendenza affettiva, che si traduce nella difficoltà di allontanarsi da una situazione malsana a causa di numerose implicazioni psicologiche.

Parliamo di donne che tendono ad annullare se stesse e i propri bisogni per investire tutte le energie nella relazione e nella dedizione assoluta al partner, che dimostrano un attaccamento ossessivo nei confronti di un uomo disturbato e problematico, di cui non riescono a liberarsi, in quanto hanno necessità della relazione come di una droga.

Sono donne che hanno un immenso bisogno di amore, di attenzioni e di conferme che non hanno ricevuto in modo appropriato nelle relazioni genitoriali e che da adulte richiedono alla persona sbagliata, convinte che, prima o poi, il partner sarà in grado di offrire loro ciò per cui sono disposte a sopportare ogni tipo di angheria. Sono donne che non hanno conosciuto la protezione e che non hanno imparato a proteggersi, che hanno il terrore di essere abbandonate e di perdere il motivo della loro esistenza. Perchè senza la relazione con il partner devono affrontare la loro inesistenza e un vuoto intollerabile.

A volte il quadro si complica quando si palesano vincoli economici, culturali e obblighi familiari, quando la donna viene isolata dalla rete familiare, amicale e lavorativa, quando emerge il timore di ripercussioni di fronte al tentativo di affrancarsi dalla relazione violenta e di denunciare la propria condizione.

Scegliere di salvare se stesse è difficile finchè si è impegnate a salvare gli altri. Ma non impossibile.

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