
Spesso ci chiediamo da cosa dipendono i nostri attuali comportamenti quando ci relazioniamo con persone significative. E, d’altra parte, da cosa dipendono i comportamenti degli altri nei nostri confronti.
Ogni individuo è parte integrante di una rete di relazioni con famigliari, partner, amici, colleghi di lavoro e via discorrendo. All’interno di questi rapporti, tutti abbiamo delle reazioni fisiche ed emotive interagendo con il prossimo, anche se talvolta non ce ne accorgiamo. Non ce ne rendiamo conto perché alcune risposte fisiche ed emotive sono ormai consolidate nel tempo e fanno parte della nostra memoria implicita.
Dove ha origine tutto questo? Nella nostra famiglia, intesa come sistema di appartenenza, si crea e si condivide tra i membri un complesso di valori che indirizzano il soggetto verso determinate risposte comportamentali e verso la ricerca di significati nell’ambiente che siano intelligibili per lui (sono intelligibili quelli appresi). Continuando ad osservare il mondo e le persone attraverso “specifiche lenti”, si sedimentano in noi alcune conoscenze relazionali di cui non siamo più consapevoli e che riguardano tutte quelle aspettative rispetto ai legami che ognuno di noi sviluppa in seguito a ripetute esperienze.
Quale elemento gioca un ruolo cruciale in questi processi? Senz’altro l’emozione rinforza il ricordo di interazioni passate e conferisce una struttura ai nostri sistemi di valori. La regolazione affettiva matura all’interno del contesto dei primi legami e si fonda sulla sincronizzazione e sulla risonanza che si produce nelle relazioni di accudimento tra caregiver (figura che si prende cura) e bambino. Di conseguenza, in famiglia si creano le prime matrici di significato, tendenzialmente stabili, che, tuttavia, possono modificarsi attraverso le successive esperienze relazionali. Inoltre, nell’ambito familiare viene non espressamente concordata dai membri una serie di regole che prescrivono o limitano il comportamento individuale. Tali regole organizzano le interazioni in modo tale che sia preservata la stabilità (funzionale o meno) della famiglia. Tuttavia, ogni nucleo familiare è sottoposto a stimoli esterni che, a seconda delle credenze e dei valori condivisi, possono ampliare i margini di cambiamento. Se, però, gli stimoli non producono effetti importanti, il sistema ripiega sui profili consolidati, come se obbedisse ad un impianto di retroazione (pensiamo metaforicamente ad un termostato).
Nel mondo esterno ognuno di noi cerca e trova conferme di quanto appreso nei rapporti con gli altri e in come si sente percepito da loro. Pertanto, vi è una stretta interdipendenza tra la dimensione soggettiva e l’ambito interpersonale nella costruzione della nostra identità. Laddove la coerenza tra questi due elementi venga avvertita, ad un certo punto, come carente o minacciata, è possibile che compaiano vissuti di disagio.
Certo, cambiare i modelli derivati dal passato è spesso difficile: si tratta di rompere un’abitudine rinsaldata giorno dopo giorno per anni, che rappresenta ora una parte basilare della nostra vita. Ciò che si sperimenta da bambini diventa familiare. E il potere del “familiare” è molto tenace, a volte più forte del desiderio di cambiare.
Tuttavia, la persona che prova un malessere relazionale trova sollievo nel momento in cui ha l’opportunità di aumentare la propria flessibilità nel repertorio comportamentale e la consapevolezza delle proprie emozioni, senza inficiare la coerenza del sistema conoscitivo e di valori del soggetto. La sintonizzazione affettiva che si instaura con uno psicoterapeuta può consentire lo sviluppo di un nuovo e più efficiente sistema di regolazione emotiva e di una potenziale fonte di crescita relazionale. La psicoterapia, come altre intense esperienze di legame, introduce elementi di novità che destabilizzano le reazioni consolidate, prospetta differenti significati ed allenta i vincoli conoscitivi sedimentati nella memoria implicita.
BIBLIOGRAFIA:
Satir V. (2005), In famiglia…come va?, Editrice Impressioni Grafiche, Acqui Terme (AL).
Tramonti F., Fanali A. (2013), Identità e legami, Giunti, Firenze.